La polifonia di Pasolini in un mondo a un'unica dimensione
La "Giornata della Letteratura": un autore "scomodo" e multiforme che fa della parola un dialogo tra generazioni.
Di Tommaso Marmotta
È del tutto evidente che, qualunque studio su Pier Paolo Pasolini, anche su un aspetto marginale, debba contenere un’enorme galassia caratterizzata da una polifonia straripante.
È con questi termini che Ennio Bìspuri, scrittore, critico cinematografico e insegnante italiano, tratteggia l’immagine del grande Pier Paolo Pasolini, ed è con le stesse, che la Professoressa Michela Costantino, che ha svolto attività di progettazione e ricerca presso il MIUR, apre l’undicesima edizione della Giornata della Letteratura cercando di sottolineare nella mente del pubblico la complessità e la ricchezza culturale dell’autore. La giornata è stata promossa, come ogni anno, dall’Associazione degli Italianisti, ADI SD, che ha a Spoleto la sua sezione umbra.
Proprio questa vastità, questa molteplicità di voci e linguaggi, rende Pasolini oggi più necessario che mai. In una società sempre più distratta e distaccata dalla realtà, dove l’alta letteratura appare lontana e talvolta percepita come astratta, e dove il mercato editoriale è spesso saturo di libri concepiti principalmente per essere consumati rapidamente, sono i grandi artisti come Pier Paolo Pasolini a creare un filo culturale tutt’altro che secondario, capace di attraversare le generazioni.
La voce di Pasolini, come quella dei grandi autori della tradizione letteraria, richiede tempo, attenzione e disponibilità all’ascolto. Non bastano pochi secondi di fruizione veloce, come accade oggi nel flusso continuo dei contenuti digitali, per cogliere la complessità e la polifonia di un’opera così stratificata.

Pier Paolo Pasolini alla Torre di Chia, Viterbo
Proprio per questo assumono un valore fondamentale quegli spazi di incontro in cui la letteratura torna a essere dialogo vivo, confronto, riflessione condivisa. La Giornata della Letteratura dedicata a Pasolini si inserisce in questa prospettiva: un momento collettivo di approfondimento e discussione che dimostra come il pensiero pasoliniano continui a interrogare il presente e a generare dibattito.
In fondo, non è un’idea nuova. Già nelle coffee house del Settecento, luoghi simbolo della nascente opinione pubblica europea, intellettuali e cittadini si riunivano davanti a un caffè per discutere di politica, arte e filosofia. Erano spazi di confronto libero, dove la parola aveva peso e il pensiero trovava tempo per maturare. È forse proprio questo che oggi andrebbe recuperato: la dimensione dell’incontro e della conversazione lenta, capace di restituire alla letteratura la sua funzione più autentica, quella di strumento critico e civile.
Ed è proprio sul confronto che è concentrata l’opera di riferimento di Pier Paolo Pasolini, che è stata studiata, letta e commentata durante la lezione, cioè Le belle bandiere.

Corrispondenze in Vie nuove e raccolta Le belle bandiere, Garzanti, 2021- Ultima edizione
Le belle bandiere è un testo che raccoglie corrispondenze tra Pasolini e il suo pubblico, pubblicate originariamente sulla rivista Vie Nuove tra il 1960 e il 1965. In queste lettere, Pasolini dimostra la sua capacità di confrontarsi con molteplici temi contemporanei, dialogando con persone provenienti da diverse classi sociali e condizioni culturali. Questo confronto diretto permette a Pasolini
di creare, già in vita, un legame forte con i lettori in vero spirito democratico, un rapporto che si estende anche dopo la sua morte.
La Prof.ssa Costantino sottolinea, inoltre, come Pasolini sia celebre anche per il suo interesse verso le periferie romane. Egli pone il “focus” sulle vite degli ultimi, sui dimenticati, e lo fa in modo realistico e spesso crudo: non li descrive come soggetti da compatire, ma come specchio della società, tramite i quali mette in luce le diverse contraddizioni presenti al suo interno. La sua attenzione verso gli emarginati non è quindi soltanto narrativa, ma un vero e proprio atto politico, dovuto forse anche alla sua condizione personale, ben diversa da quella di altri intellettuali, che rispecchiavano i canoni imposti dalla società.
La vita di Pasolini è stata, come è noto, segnata anche da censure, come quella del suo primo film Accattone, che, dopo dure battaglie anche solo per la ricerca di un produttore, venne oscurato per due anni a causa delle scene ritenute troppo realistiche per l’epoca. Altri scandali furono legati a vere e proprie discriminazioni, per la sua omosessualità e persino in relazione alla sua morte, ancora oggi circondata da mistero.

Pier Paolo Pasolini nelle borgate romane
Proprio questa censura e l’irrequietezza dell’autore hanno contribuito a creare una connessione anche con i ragazzi di oggi, che non percepiscono più l’intellettuale come una figura distante e astratta, ma come qualcuno di reale, vicino e concreto, capace di parlare di problemi vivi e attuali, come quelli d’amore o del mondo del lavoro nelle lettere lette durante l’evento.
La polifonia dell’opera di Pier Paolo Pasolini non si esaurisce nelle lettere di Le belle bandiere, ma attraversa tutta la sua produzione artistica e culturale. Nei romanzi come Ragazzi di vita e Una vita violenta, Pasolini dà voce alle periferie romane e agli emarginati e racconta le contraddizioni di una società in trasformazione, in questo modo riesce a mostrare la dignità nascosta dei suoi protagonisti. Nei saggi e articoli raccolti in Scritti corsari, denuncia invece con fermezza le ingiustizie e le ipocrisie del mondo politico e culturale, dimostrando una capacità di analisi e di provocazione che ancora oggi risulta sorprendentemente attuale.

Pier Paolo Pasolini (©Ansa / Us Cineteca di Bologna / Angelo Novi)
Il cinema, poi, amplia questa pluralità in immagini e linguaggi visivi. In Accattone e Mamma Roma, l’autore esplora la marginalità e le tensioni sociali con uno sguardo crudo ma profondamente umano. Con Il Vangelo secondo Matteo, ad esempio, sperimenta un linguaggio sacro e realistico insieme, mentre in Salò o le 120 giornate di Sodoma denuncia l’abuso di potere e la corruzione dei costumi in maniera estrema e drammatica. Tutti questi lavori contribuiscono a creare quella “galassia polifonica” che Bìspuri evoca, fatta di parole, immagini e idee che si intrecciano e si completano a vicenda.

Accattone, 1961 - Il primo film
L’eredità di Pasolini, come sottolineato dalla Professoressa Costantino, si manifesta oggi in tutta la sua “urgenza profetica”. Già negli anni Settanta, l’autore denunciava un impoverimento dell’espressività che non era solo linguistico, ma spirituale: una riduzione della lingua a puro strumento tecnico, privo di anima e di memoria. La scomparsa dei dialetti, ad esempio, era già indicativa dei sintomi di una società che non sa più narrarsi.
In questo scenario, Pasolini non è l’ennesimo nome da studiare alle scuole superiori, quando il “programma scolastico” lo permette, ma un faro acceso nel buio di un presente sempre più sintetico. La sua lezione ci urla che l’arte e la letteratura non sono esercizi astratti né passatempi inconcreti, ma strumenti per abitare la realtà, criticandola quando ce n’è bisogno.
Riscoprire Pasolini oggi significa, in ultima analisi, riappropriarsi del diritto di essere complessi, di essere “scandalosamente” autentici e di utilizzare la cultura come l’unico strumento capace di orientarci verso una libertà consapevole.
